Alla base di questa pratica olistica c’è l’idea che il sistema nervoso, quando si sente al sicuro, possa gradualmente abbandonare gli stati di allerta cronica e ritrovare calma ed equilibrio.
“La biodinamica craniosacrale è collegata alla teoria polivagale dello psicologo Stephen Porges, sviluppata negli anni ’90”, spiega Luisa Brancolini, operatrice olistica esperta in biodinamica craniosacrale. “Spesso attiviamo parti antichissime del cervello, nate per garantirci la sopravvivenza quando eravamo gazzelle o leoni, ma oggi queste risposte si accendono continuamente: per il traffico, una multa, una telefonata, qualsiasi situazione percepita come minacciosa. Così rimaniamo costantemente in allerta e perdiamo il nostro centro”. È proprio qui che entra in gioco uno dei principi cardine della biodinamica: la co-regolazione. “Ci regoliamo attraverso il contatto con una persona centrata, presente, che accompagna l’altro in un processo profondo. Le parole si usano poco, ci si affida soprattutto al tocco e alla presenza. Attraverso questo lavoro il sistema nervoso può, poco a poco, lasciare andare gli stati di allerta e trovare una quiete interiore che col tempo porta a una maggiore interezza e a una minore frammentazione”.
Come viene spiegato nel libro Biodinamica craniosacrale basata sulla mindfulness (Red Edizioni), scritto da Luisa Brancolini e Paolo B. Casartelli, le radici teoriche della disciplina risalgono agli studi di William Garner Sutherland, allievo del fondatore dell’osteopatia Andrew Taylor Still. Nei primi decenni del Novecento, Sutherland intuì che le ossa del cranio non fossero strutture rigide e immobili, ma attraversate da un movimento ritmico sottile e involontario, indipendente dal respiro polmonare e dal battito cardiaco. Da questa intuizione nacque il concetto di “respirazione primaria”, ovvero un ritmo profondo che, secondo Sutherland, attraversa tutto l’organismo e riflette una forza vitale intelligente capace di organizzare e mantenere la salute. Negli anni Sessanta, l’osteopata Rollin Becker ampliò questa visione introducendo il termine biodinamica per indicare l’effetto benefico delle forze profonde che regolano naturalmente il corpo. L’operatore si sintonizza con questi ritmi per favorire l’emersione delle risorse innate di guarigione della persona, creando uno spazio di presenza e integrazione in cui il corpo possa ritrovare spontaneamente il proprio equilibrio. Ciò che caratterizza la biodinamica craniosacrale è proprio il riconoscimento dell’esistenza di una forza vitale dentro di noi che può essere sostenuta.