Articolo di Luisa Brancolini
Pubblicato in spagnolo sulla rivista LA MAREA – Asociación Española de Terapia Biodinámica Craneosacral (AETBC), liberamente tratto da The Four Foundations of Stillness, Michael J. Shea, PhD

Settembre 2020

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L’aspetto più fondamentale della pratica biodinamica è percepire l’alleanza tra quiete e Respirazione Primaria. Durante la sessione apro la mia percezione ad un luogo profondo di silenzio e di quiete in me stessa. Lascio che la mente si calmi. Trascorro la maggior parte del tempo ascoltando, con attenzione non focalizzata, la danza tra Respirazione Primaria e quiete nel mio corpo. Inoltre è necessario che io mi connetta con la quiete presente nella mia mente, o eventualmente,  con la sua assenza.

Nella pratica biodinamica non ci sono obiettivi o intenzioni mentali, in particolare non c’è l’intenzione di aggiustare il cliente. Piuttosto ci sono delle fasi progressive che mi portano fuori dal conosciuto. È una pratica contemplativa in cui sviluppo il non-attaccamento a pensieri e sensazioni. Sono testimone della mia esperienza sensoriale, mentale e immaginaria, tutte insieme, come un processo in costante cambiamento, piuttosto che come un singolo evento. Questo crea, tra me e il mio cliente, una risonanza centrata nel cuore.

La quiete è il fondamento della sicurezza incarnata in ognuno di noi e la consapevolezza della quiete può offrire un contatto ricco e intimo con la realtà. Spesso la quiete è guardata con sospetto da quelle società che considerano più importante “aggiustare” il cliente e rimuovere i sintomi piuttosto che relazionarsi con il dolore e la sofferenza attraverso la compassione e l’amorevole gentilezza.

L’esperienza della quiete include quattro pilastri.

Il primo pilastro è sentire il corpo. Durante la sessione, mentre sono seduta in silenzio, divento ricettiva alle impressioni sensoriali del mio corpo. Mi apro alla percezione delle sensazioni fisiche, e ne prendo nota. Presto attenzione alle sensazioni corporee anziché ignorarle, divento più disponibile nei confronti del mio essere incarnata e della mia interezza, e poi di questa stessa condizione del cliente. Quando presto attenzione al mio corpo e alla pura sensazione del mio battito cardiaco arriva la consapevolezza cosciente della connessione con la vita. La Respirazione Primaria emerge dalla quiete nella parte posteriore del cuore e la percezione del battito cardiaco genera empatia. A questo punto la mente calma può iniziare a riposare nel cuore.

Il secondo pilastro della quiete è la mente calma, l’acquietarsi del fluttuare dei pensieri e delle idee. La mente calma inizia con la percezione dello spazio, dell’ambiente e della sua quiete intrinseca. Contatto lo stato fondamentale della mia mente e percepisco il tono nel mio corpo, poi attraverso un’espirazione lenta, lascio andare tutto questo con grazia. Questo processo è conosciuto come atto di quiete. Ripeto questo lasciar andare più volte come una meditazione mindfulness. Osservo consapevolmente la mia esperienza interna ed esterna senza distorsioni. Questo è essere testimone del non-attaccamento. Cerco di generare quiete osservando l’esperienza senza aspettative e lasciando che i pensieri procedano delicatamente senza giudicarli come buoni o cattivi. Smetto di nominare cognitivamente tutto ciò che arriva dalla mia vista o dal mio udito.

Torno al mio respiro, poi al battito del mio cuore e poi li lascio andare entrambi nell’ambiente che mi circonda, finalmente in sintonia con la natura fuori e dentro la stanza. Nessun pensiero, nessuna idea o concetto,  percezione,  intuizione spirituale, nessuna immagine spaventosa è troppo grande o troppo piccola per non essere presa in considerazione e lasciata andare. I pensieri emergono e scompaiono costantemente, non lasciano traccia quando se ne vanno.

Il terzo pilastro della quiete è il neutro. Questo livello di quiete è la mia capacità di riconoscere in che modo la mente e il corpo possono accedere all’equanimità nella relazione con il cliente, il punto di equilibrio che permette alla Salute di manifestarsi. Sospendo la mia attenzione tra un luogo nel profondo del mio cuore, o della mia spina dorsale, e un luogo il più lontano possibile nello spazio.

Da questo spazio di neutralità, la Respirazione Primaria è libera di scegliere dove posizionare la sua “potenza infallibile”. Resto in attesa nello spazio di un pacifico neutro. Molte impressioni sensoriali mi arrivano attraverso le mani, il cuore e la mente. Alcune sono rilevanti nella relazione con il cliente, altre no. Il neutro pieno di quiete porta chiarezza nella relazione con il cliente. La percezione biodinamica chiarisce la direzione del processo della Respirazione Primaria, con ogni cliente in modo diverso.

La chiarezza è quarto pilastro della quiete. Chiarezza è sapere cosa accettare e cosa rifiutare nello spazio della sessione. Nel processo della sessione con un cliente ci sono momenti in cui la nebbia della mente si dissolve e sono in grado di osservare liberamente che il mio corpo, la mia mente, il cliente stesso, ma anche la stanza e tutto il mondo, sono sospesi in una vasta rete di interconnessioni che si estende fino all’eternità. Questa è la chiarezza. Quando l’operatore  è in grado di calmare la mente e di stare nel neutro in modo coerente, questa chiarezza arriva naturalmente, sia durante la sessione, che nella vita di tutti i giorni,

Durante la sessione inspiro ed espiro, poi resto per un momento nella pausa tra espirazione e inspirazione. C’è una pausa proprio alla fine dell’espirazione. Questo è lo spazio a cui oriento la mia attenzione per un secondo prima che la forza dell’inspirazione si muova sotto il controllo della Respirazione Primaria. Da quel lasciar andare la mente e il corpo, anche se solo per un secondo ad ogni respiro, cado in un vuoto, il centro del fulcro della quiete nella parte posteriore del cuore, che si estende fino all’estremità dell’universo. Nella pratica biodinamica il vuoto è il luogo della rigenerazione, dell’auto-guarigione. Il cliente può sembrare addormentato ma effettivamente potrebbe accedere al suo stato originale di interezza embrionale.

Per il professionista in biodinamica craniosacrale il risultato è la chiarezza della percezione, anche se solo per un momento. Per il cliente, accedere al proprio stato originale di interezza è piacevole, come minimo, ma può anche diventare molto trasformativo. Questo è il motivo per cui il Dr. Sutherland ha affermato che la dedizione deve far parte di ogni sessione.

Il piano di trattamento intrinseco del cliente è evocato dalla pazienza, dai quattro pilastri della quiete, dal rispetto e dalla dedizione, dalla preghiera e dall’atteggiamento contemplativo. Questi aspetti creano le basi che permettono al ritmo lento della Respirazione Primaria di manifestare la sua potenza infallibile. La Salute non ha inizio né fine. L’interezza è direttamente proporzionale alla quiete. Quiete e Respirazione Primaria si fondono e si sincronizzano continuamente. La Salute non è mai persa.

Meditazione sulla Quiete

  1. Seduto dritto sulla metà anteriore della sedia o su di un cuscino da meditazione. Faccio in modo che la zona lombare sia leggermente incurvata, e che lo sterno e il cinto omero-scapolare siano leggermente sollevati. Questa è la mia postura della quiete.
  2. Rilasso le gambe o le incrocio, per stare comodo. Le ginocchia devono trovarsi al di sotto del piano dei fianchi per permettere la sincronizzazione dei diaframmi pelvico e respiratorio.
  3. Trovo l’equilibrio del bacino sulla sedia o sui cuscini.
  4. I palmi delle mani sono appoggiati sulle gambe. (Durante la sessione invece le mani mantengono il contatto con il cliente)
  5. I miei occhi sono aperti e guardano il pavimento ad un paio di metri di fronte a me. Evito di nominare mentalmente gli oggetti che incontro nel mio campo visivo.
  6. La mascella è rilassata, la punta della lingua sul palato duro proprio dietro ai denti anteriori.
  7. Mentre respiro attraverso il naso o la bocca, porto il 75% della mia consapevolezza all’espirazione e il 25% all’inspirazione. Dedico qualche minuto ad assestarmi su questo livello di attenzione nell’espirazione. Il mio respiro è diaframmatico. Questa non è una “tecnica” di respirazione, è piuttosto è un leggero cambiamento del focus. Semplicemente divento testimone dell’espirazione. Spesso conto fino a ventuno espirazioni per assestarmi in questa consapevolezza.
  8. Né troppo stretto, né troppo largo – significa non essere troppo rigido nel corpo o nella mente e non abbandonarmi alla pigrizia o al sognare ad occhi aperti. Quando mi accorgo che mi sto concentrando o sforzando troppo, che mi sto rilassando o che mi si chiudono spesso gli occhi, ricomincio dal principio con l’allineamento del corpo, ecc… Mentre espiro lascio che i pensieri fluiscano fuori dalla mente. Mi riassetto continuamente nella postura e nella respirazione.
  9. Toccata e fuga – significa sperimentare il sapore dei miei pensieri. Quando arrivano pensieri, sentimenti, emozioni che mi distraggono, o qualsiasi cosa che mi distolga dalla consapevolezza dell’espirazione, ripeto a me stesso: sono solo pensieri e poi li lascio andare riportando l’attenzione all’espirazione. Nessun pensiero è migliore di un altro, spirituale o banale che sia.
  10. Occasionalmente faccio il body scan del mio corpo. Inizio portando l’attenzione ai piedi, poi salgo alle gambe, al bacino, poi il tronco, il diaframma respiratorio, il torace, le spalle, le braccia, il collo e la testa, l’articolazione temporo-madibolare. Uso micro movimenti di assestamento per allineare il mio corpo.
  11. Mentre mi stabilizzo nell’espirazione, inizio a notare una breve pausa alla fine dell’espirazione appena prima dell’inspirazione. Non mi preoccupo dell’inspirazione. Non trattengo il respiro. Il mio corpo inspirerà naturalmente. È importante che io porti continuamente l’attenzione alla pausa alla fine dell’espirazione, senza trattenere il respiro. Tutta la mia attenzione e consapevolezza si orientano in questa breve pausa.
  12. Mentre porto l’attenzione sulla fine dell’espirazione, immagino che il mio corpo si stia dissolvendo nello spazio tridimensionalmente, mentre espiro tutte le molecole e gli atomi che compongono il mio corpo si separano e si disperdono armonicamente. Poi, nell’inspirazione, osservo la solidità del mio corpo mentre i polmoni si riempiono di aria.

Questa è la pratica che faccio all’inizio di ogni sessione e talvolta anche durante la sessione di biodinamica craniosacrale. Ho notato che con alcuni clienti che trattengono nel corpo molti shock e traumi faccio questa pratica per gran parte della sessione. La faccio anche quando avverto un movimento nel corpo del cliente, e anche quando la mia attenzione si distrae dalla quiete o dalla sessione. Alla fine la Respirazione Primaria si rivelerà, ma è necessario aspettare. La mia attenzione si orienta al battito del mio cuore mentre resto in ascolto. Questa meditazione applicata al cliente è la più profonda pratica di quiete che conosco. È così che inizio ad essere testimone del cliente nella sua interezza e ad intraprendere un’azione compassionevole. I quattro pilastri della quiete danno inizio e mantengono con amorevole gentilezza la relazione con il cliente durante tutto il processo della sessione.