L’Eremo di Montecastello, arroccato a strapiombo sul Lago di Garda, con una vista mozzafiato e affreschi rinascimentali del tardo ‘400, è uno di quei luoghi da visitare almeno una volta nella vita.

Per me questa è la terza volta, e la sensazione che sento arrivando qui è quella di tornare a casa. Mi sento accolta, connessa, ritrovo il cielo azzurro, i colori, il bosco, le meditazioni camminate, i canti, la vicinanza spirituale e il nobile silenzio. Momenti di grande intensità e valore che fanno parte del Foundation Training in Kum Nye con Maura Sills, fondatrice delle Psicoterapia Core Process.

Il Kum Nye è un’antica pratica tibetana, portata in occidente da Tarthang Tulku Rimpoche che, al Nyingma Institute di Berkeley – California, ne ha sviluppato una forma più moderna. Questa pratica aiuta ad affrontare le “inondazioni della vita”, sostiene lo sviluppo di un equilibrio interiore, creando armonia in sé stessi e riconoscendo le interconnessioni con l’ambiente circostante, la terra, il cosmo e gli altri esseri viventi. Le pratiche coinvolgono l’essere nell’interezza e includono il respiro, il movimento e il canto.

L’esperienza si svolge in una condizione di totale apertura, mentre si eseguono gli esercizi si è consapevoli della forma, della struttura e del fluire delle sensazioni sottili nel corpo. Non appena il corpo e il respiro sono sufficientemente calmi e rilassati, quasi magicamente, emerge una sensazione di gioiosa pienezza che fluisce, si espande, si accumula, si ridistribuisce, diventando sempre più densa, ampia e profonda. Per assaporare la gioia delle scoperte percettive è necessario muoversi lentamente e ritmicamente.

Rallentando e aprendo i sensi, imparo a riconoscere e a sviluppare le risorse di cui ho bisogno per essere equilibrata e mantenere uno spazio di apertura del cuore, poiché sono proprio il corpo e la mente i veicoli che mi permettono di apprendere ed evolvere. Quando ascolto profondamente i sensi, ogni parte del corpo si vivifica, divento completamente sveglia sia emotivamente che mentalmente. Il carattere calmante del fluire delle sensazioni può trasformare immagini e pensieri.

La chiave per praticare è proprio questa: lasciare che le sensazioni si espandano come un mandala in ogni direzione nel tempo e nello spazio, senza etichettare, manipolare o cercare significati. Il Kum Nye inizia sviluppando l’acquietarsi del corpo, del respiro e della mente. Lo stare semplicemente seduti in silenzio, in un luogo tranquillo e pulito, dove non si venga interrotti o distratti, offre l’opportunità di apprezzare sensazioni delle quali normalmente non si è consapevoli.

Il primo gesto è proprio questo, entro in connessione con la terra, attingo alla forza che arriva da essa, acquietandomi. Siedo a gambe incrociate, possibilmente su di un cuscino, in modo che il bacino sia più alto delle gambe. In questa posizione l’energia fluisce facilmente e si trasforma, facilitando il rilassamento del corpo e della mente. Con il passare del tempo i pensieri rallentano, emerge un’armonia interna che porta un senso di sollievo e di sicurezza interiore. (Se risulta troppo difficile o scomodo sedersi a gambe incrociate è possibile sedere su di una sedia con la schiena dritta, senza appoggiarsi allo schienale e senza incrociare le gambe)

Continuo con gli altri sei gesti:

Appoggio le mani sulle ginocchia o sulla parte anteriore delle cosce, con i palmi piatti e rivolti in basso, questo gesto mi permette di entrare ancora più in contatto con la presenza, l’essere qui e ora. Porto l’attenzione alle braccia e alle spalle, per assicurarmi che siano libere da tensioni. Rilasso le mani, in modo che il contatto sia morbido.

Divento consapevole della verticalità e della potenza che fluisce in modo naturale tra la parte superiore e quella inferiore del corpo, mentre la colonna vertebrale è eretta ed equilibrata senza essere rigida.

Tiro leggermente indietro il collo, in modo che il mento sia abbassato e la testa leggermente in avanti. Permetto alla zona occipitale di decomprimersi, con gentilezza.

Socchiudo gli occhi e mantengo un’attenzione morbida sul terreno, in modo leggero, seguendo una linea che scende verso il basso, lungo la linea del naso. Lo sguardo è dolce e compassionevole come quello di una madre che osserva il suo bambino. Rilasso l’area intorno agli occhi in modo da attivare la consapevolezza interiore e ridurre al minimo lo sbattere delle palpebre.

Socchiudo la bocca e allento il morso dei denti, in modo che anche la mandibola sia rilassata.

Curvo leggermente la lingua all’indietro, appoggiando la punta sulla parte anteriore del palato duro, proprio dietro agli incisivi superiori, e continuo il mio ascolto. Non c’è nulla da fare, nessun luogo dove andare, semplicemente  stare nel momento presente.

Questo stato di presenza è agevolato dal respiro bilanciato, cioè attraverso il naso e la bocca. Un modo di respirare così lento e regolare, delicato e sottile che riesco a percepire appena l’inspirazione e l’espirazione. In questo modo si coordina e si riequilibra il flusso di tutte le energie nel corpo.

Con il passare del tempo le energie mentali e fisiche diventano fresche e tranquille, come un limpido stagno nella foresta. Le sensazioni mi massaggiano profondamente, il rilassamento diventa più profondo, il livello sottile si apre lasciando entrare più luce e creando immagini di esperienza più comprensive. Mi sento spaziosa e aperta. I confini consueti fra lo spazio interno e quello esterno sono diventati fluidi.

Posso percepire il carattere vibrante in ogni cosa. L’aria pulsa con la vita.

Risuonano dentro di me le parole di Maura: La pratica più elevata è quella del lasciare andare, se non puoi lasciare andare, lascia che sia.

Luisa Brancolini
(liberamente tratto dalle lezioni di Maura Sills e dal testo  “Il rilassamento Kum Nye” di Tarthang Tulku – Ubaldini Editore)